Referendum tra le nuvole

Il referendum del 17 aprile visto con gli occhi di un fisico tra le nuvole.

Che dire di questo referendum?!

Referendum 17 Aprile

Ho pensato a lungo su come avrei voluto parlarne, così a lungo che dalla rete sono spuntati diversi articoli che approfondiscono il tema esattamente (o quasi) come avrei voluto farlo io. Ora, vista l’enorme quantità di spunti disponibili in rete, non mi resta che cambiare totalmente punto di vista…

Ho deciso di restarmene tra le nuvole: da qui su la vista dell’orizzonte è sempre stupenda.

Non sto scrivendo un articolo così solo perché sono troppo pigro per fare tutto il lavoro che serve per un articolo vero… Ci ho provato, ho intrapreso davvero la via del divulgatore serio, ma poi qualche cosa si è rotto. Ogni 3×2 mi partiva il selvaggio lancio del tavolo!

deskflip

(mi stupisco sempre di quanto sia riuscito a disegnarmi cattivo in questo meme)

Finiti i tavoli mi sono anche dovuto chiedere quale fosse il mio problema con questo benedetto referendum…

mumble

Boooh, non so… Credo che le cose che più mi hanno disturbato siano l’uso improprio delle parole e il tono generale. Le parole che usiamo sono ciò che insegniamo; come le usiamo è il modo in cui trasmettiamo il nostro bagaglio di conoscenze. Per esempio, prendiamo l’Hashtag:

#notrivelle o #notriv

Lo guardo e mi pare tutto sbagliato: il referendum non parla di trivelle, non parla di perforazioni; parla della possibilità o meno di rinnovare le concessioni per l’estrazione delle risorse fossili e… Stop! Buona la prima.

Usare le parole in questo modo, per colpire l’immaginario, è scorretto. Usare le negazioni enfatizzando la negazione di un oggetto che colpisce il nostro immaginario come qualche cosa di potente, demonizzandolo, alla lunga non paga. Innanzitutto non predispone alla considerazione di alternative e in più aizza un’opposizione altrettanto determinata.

#sìtrivelle

Dove voglio arrivare?! Beh, semplicemente che alla fine della fiera non c’è dialogo e non si ottiene niente: io di qua, tu di là. Ognuno rimane impassibile sulla propria posizione e quando si parla ci si scanna.

not funny

Ricordatevi che le nuove generazioni ci guardano!

Lo so, non tutti hanno messo la comunicazione in questi termini: ci sono state e ci saranno anche iniziative di confronto sereno, ma purtroppo sono una goccia in un mare burrascoso. A queste gocce va comunque il mio sostegno, non mollate!

Chiedo venia, lo so che è un esempio scemo che banalizza e semplifica una questione ricca di sfaccettature: da quassù tutto sembra più piccolo e finisce che nelle piccole cose c’è sempre un mondo.

Oggi la saggezza la vendo in pacchi da 3Kg

Una considerazione prima di andare. Per come la vedo da quassù, tutta questa storia è una questione politica. Si tratta “solo” di mettere a confronto due diversi modi di immaginare il futuro, li si deve confrontare così che ognuno possa scegliere serenamente il proprio. Usiamo la ragione ed i fatti per avvicinare l’altro alla nostra idea di futuro e non per dirgli che non ha capito niente.

Mi correggo: la questione dovrebbe essere politica; lo sarebbe se dietro ogni scelta che possiamo fare ci fosse una progettualità Politica che ci mostri una immagine del futuro… In questo modo anche tutte le nostre discussioni avrebbero senso di esistere.

(s)conclusioni. Bene, concludo davvero. Volevo l’occasione per scrivere e farneticare: fatto. Fatemi sapere che ne pensate, copritemi di insulti se vi fa stare meglio… Sempre a vostra disposizione. Come dite?! Volete sapere cosa voterò?! A dire il vero non ho ancora deciso. Ho il problema di immedesimarmi troppo facilmente nelle posizioni degli altri per cui probabilmente deciderò all’ultimo. Nel mentre continuerò a documentarmi, ma fino a quel momento vivrò la sfida imposta da questa massima:

Il silenzio è una discussione portata avanti con altri mezzi

Che

meme challenge accepted fisico tra le nuvole

Bella Che, ce sto’!

Ci leggiamo la prossima puntata!


Il vero pezzo forte di oggi: gli approfondimenti!

marco

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