Giorno #4

20 febbraio 2015 – Giorno #4 

(Se vi suona strano che sia il quarto giorno dovete proprio fare un passetto indietro o scoprire tutte le avventure contenute nel mio Diario di volo!)

Ehilà gente! La scorsa settimana vi ho parlato brevemente della programmazione, dei datasheet e della mia epica lotta con il saldatore: quel simpaticone pensava di piegare il mio spirito, ma non è riuscito nemmeno a bruciacchiarmi un dito. – Tse… Pivello! – Se l’ultima volta è stato così, questa volta deve essere per forza…

sbam

 (Anche se io avrei preferito una cosa più… SBAAAAM! Ma fa lo stesso…)

Tu arrivi all’università e ti aspetti, come minimo, fuochi d’artificio e inquadrature che si stringono mentre percorri il corridoio tra due ali di fuoco: la giornata sarà una bomba! E invece!? Niente boom; niente sbaam; niente di niente!

Il giorno 3. La giornata inizia in modalità massaia, una cosa tipo… Che ne so… Stai al supermercato e sei lì, indeciso tra i soliti biscotti al doppio cioccolato o qualche cosa di nuovo…

Eh moh che faccio? Cambio?! E se poi me ne pento?  

Ecco, io ho iniziato la giornata esattamente nello stesso modo: me ne stavo lì, davanti allo scaffale dei dolci, ehm volevo dire davanti al PC, a fare la lista della spesa.

It’s shopping time! Quasi tutta la mattinata se ne è andata cercando la migliore attrezzatura possibile per questo progetto e indagando sul perché il famoso sensore del metano fosse capriccioso! Alla fine, io e la mia guida sherpa, abbiamo deciso di comprare un nuovo tipo di sensore, una versione più potente di Ardy ed un altro paio di cosette che torneranno utili. Fine. Tra una chiacchiera e l’altra se ne è andata tutta la mattina; alcune considerazioni in ordine sparso sul progetto ed era quasi ora di pranzo.

  Senti, per me oggi puoi provare a fare qualche test con la CO2

Eccolo là, lo spettro del venerdì passato che torna a tormentarmi: nuovo sensore = nuove saldature!

Vaaa bene! Nooo problemo!

Un attimo però, perché il saldatore non si scalda? Cosa c’è che non va?! Vuoi vedere che si è rotto… ~ Qui è avvenuto un vero momento di vero panico, ma preferisco censurarlo… Non vorrei turbare i più sensibili di voi. ~ Tutta l’impalcatura su cui stavo costruendo la mia esperienza in laboratorio stava crollando… Sarei finito come il buon vecchio ispettore Zenigata senza Lupin III!? Senza un degno avversario sarei diventato un’immagine sbiadita di me stesso!? Bah, che ne so… Intanto pranzo, poi si vedrà!

Il poi. Torno in laboratorio e lui era lì…

saldatore2

Al posto del mio arcinemico è comparso il suo fratellone: la punta di questo saldatore è quasi il doppio di quella dell’altro…

jackie (1)

Maddai!

La missione?! Integrare questo sensore per la misura la CO2…

sensore CO2

…nel solito circuito di prova che vi ho mostrato anche le altre volte e, soprattutto, farlo con un saldatore titanico!

Il sensore in due parole: ha lo stesso funzionamento fisico di quello del metano, ma è tecnicamente un po’ più avanzato perché permette una “taratura” (impostazione del valore di riferimento o “zero”) automatica ed è dotato di un sistema di controllo integrato.

Il cilindro metallico contiene il materiale sensibile, ovvero quello che fa tutto il lavoro, il resto è elettronica. Le lucine sul lato sinistro sono delle spie: se la verde lampeggia il sensore è in fase di taratura mentre se è accesa, e fissa, il sensore sta compiendo la misura; se si accende la rossa vuol dire che si stanno rilevando valori superiori ad una certa soglia; quella gialla… non lo so… Devo ancora scoprirlo… Vi terrò aggiornati. Ma invece quel cosino rosa?! Lo avevate notato? Se vi sembra un pulsante avete colto nel segno: serve a fa uscire il circuito dalla fase di taratura e a renderlo operativo!

Insomma dicevamo: un nuovo sensore con cui giocare, un nuovo strumento e una missione da compiere.

Il risultato?! Dopo vari round combattuti facendo affidamento sulla mia testardaggine (e un piccolo aiutino) riesco nell’impresa di finire queste saldature e farle di una bruttezza a dir poco imbarazzante. Come dite? Non credete che siano tanto brutte?! Fidatevi, sono talmente brutte che le ho chiamate saldature demoniache!

saldature

Quei simpatici cornetti (da cui ho preso ispirazione per il nome) sono il frutto di tanta inesperienza e di un saldatore non proprio a dimensione di pivello. Praticamente ognuna di quelle bruttezze è il frutto di un contatto non ottimale tra lo stagno (il metallo che viene sciolto per fare la saldatura) e il saldatore.

Una saldatura fatta bene sarebbe liscia, tondeggiante e ricoprirebbe perfettamente le due parti da saldare. Eh, sarebbe così se si sapesse saldare, se le parti in causa non si muovessero continuamente, se la mano fosse più ferma e se la punta del saldatore non fosse grossa come la proboscide di un elefante. Ma quando nessuna di queste condizioni è soddisfatta le saldature vengono tutte bitorzolute e piene di cornetti come le mie! Delle vere saldature diaboliche! Fisico tra le nuvole 1 – saldature bitorzulute 35! Era una partita a perdere, io ho perso, quindi alla fine ho vinto io! Chiaro no!?

Finite queste bellissimissime saldature anche la giornata volgeva al termine: qualche aggiunta al programma di Ardy, un paio di minuti di misure e per questa giornata è tutto.

Ci leggiamo la prossima puntata!

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