Giorno #28

Un giorno di maggio – Giorno #28 – Investigo dunque ricerco

Ben ritrovati gente! Quanto tempo, che gioia rileggersi tra queste pagine… Ooooh, ma ci sono anche molti volti nuovi! Amici non abbiate timore, lo so che in questo momento la vostra mente è solcata da un’unica grande domanda: “Sì, bello, ma giorno #28 di che?!”.

feel like a sir

Ottima domanda sir, davvero ottima domanda!

Chi siamo? Dove andiamo? 27 fiorini. Beh, come potrete facilmente immaginare prima di questo ci sono stati altri 27 articoli, tutti su un unico tema: il mio lavoro di tesi. – So che l’emozione è tanta, ma cercate di rimanere sulla sedia! – Ventisette capito?! 27 articoli di un diario pieno di disastri, piccoli successi, sudore e dita bruciate. Nella pagina 27 – ormai secoli fa – vi ho raccontato la messa a punto della strumentazione e un tentativo abbastanza inconcludente di risolvere alcuni problemi; oggi ricomincio più o meno da lì. Nei tempi antichi e quasi dimenticati della ventunesima settimana, mi resi conto che le misure erano “rumorose”, ovvero piene di dati che non c’entravano niente con gli andamenti complessivi, da allora questo problema mi insegue e mi dà pensiero.

Lo so, sembra sempre che voglia fare il melodrammatico! Detto così in effetti non sembra chissà quale gran problema e magari non lo è, però sinceramente… Mmmm non mi fate parlare! Innanzitutto il rumore rende assai più difficile elaborare i dati, poi c’è la questione d’orgoglio: le cose che costruisco devono funzionare. Che ci volete fare, sono cresciuto a MacGyver e Lego!

rage

Quello con quella zazzera e due mattoncini costruiva una bomba nucleare, e a me non me viene da monta’ manco una scatola dell’ikea… Perché tutte a me!? Perchéééé??

In più aggiungeteci che non sembrava esserci uno schema nel manifestarsi di questo rumore: con la stessa configurazione a volte si presentava, altre no; a volte spostare la strumentazione rendeva i dati illeggibili, altre volte no. Stava decisamente sfidando la mia pazienza.

meme challenge accepted fisico tra le nuvole

L’indagine. Visto che non avevo appigli certi da cui partire, ho deciso di prendere le corna per il toro. Non mi vuoi dare un indizio su cosa non va!? Bene! Smonterò tutto e controllerò il funzionamento di ogni singola parte!

Ho iniziato verificando il corretto funzionamento di Ardy. Niente di complicato; niente che non si possa fare con un convertitore di corrente.

Convertitore di corrente giorno #28

Icona lenteconvertitori di corrente sono dispositivi in grado di convertire un determinato livello di corrente (o se preferite di tensione) in un altro. Quello in figura, tramite regolatore, permette di scegliere il livello di uscita.

In due parole: ho verificato che, come dichiarato dal costruttore, Arduino possa restituire una tensione di 5 Volt se alimentato con tensioni comprese tra 7 e 12 Volt. La cosa è piuttosto importante perché quasi tutti i componenti elettronici che utilizzo necessitano proprio di 5 Volt per funzionare; in più, per mantenere le dimensioni compatte, devo poter alimentare tutto con un’unica batteria attaccata direttamente ad Ardy, o il drone colerà a picco per il peso. (Moh, l’ho fatta un po’ tragica, ma il succo del discorso è questo).

Il test di per sé non è davvero niente di entusiasmante, anzi è proprio una lappa: ho fornito una certa tensione e con un apposito strumento – multimetro – ho verificato che in uscita da Ardy ci fossero proprio quei 5 Volt di cui ho bisogno. Ho ripetuto con tensioni via via maggiori.

multimetro (1)

Il multimetro, come dice il nome, è in grado di misurare varie grandezze fisiche dell’elettronica, come la tensione o la corrente. Una volta selezionata nella ghiera del multimetro la tensione basta appoggiare i puntali ai due estremi tra cui si vuole conoscere la tensione e il gioco è fatto…

Su questo fronte niente di strano: Ardy funzionava perfettamente; meno uno. Il passo successivo è stato verificare, praticamente nello stesso modo, che una volta collegati i cavi ad Arduino non ci fosse una sensibile diminuzione nella tensione alle estremità degli stessi. Di nuovo niente di niente.

A questo punto il colpevole poteva annidarsi solo tra i sensori, non restava che testarti tutti! G I O I A ! Inizio con uno, verifico se tutto va bene; passo al secondo e verifico; il terzo, e così via… Qualche stranezza compare, ma è ancora presto per tirare conclusioni, semplici cali di tensioni non sono prove sufficienti per incriminare un povero sensore.

Dopo gli interrogatori in singolo, provo assemblando tutte le possibili combinazioni di sensori partendo da quelli che prima avevano mostrato qualche stranezza. 1 – 2 prove e già le cose si fanno più chiare e si fanno vivi i problemi che stavo cercando. Metto sotto torchio l’indiziato in varie situazioni… non ci sono più dubbi: è lui il colpevole!

Sensore colpevole Giorno #28

Hola chico que pasa? Todo bien?

Il simpaticone – che qui potete ammirare mentre si burla di me – è anche l’unico della sua specie in tutto il laboratorio e quindi ci ha costretto ad una amara conclusione: niente misure di ammoniaca (NH3) nei prossimi test!

Severo ma giusto.

Non mi basta mai. Una cosa era risolta. Non pago di questo piccolo risultato ho deciso di darmi al… la programmazione. Non so se sia stata una grande idea, ma volevo cercare di capire come leggere in automatico i dati raccolti e così una buona giornata se ne è andata. Leggere in automatico dei dati non sarebbe un problema, se non fosse che il GPS montato sulla strumentazione produce dei valori del tutto casuali… Tipo $GPTX, $, $GPRMC e cose del genere…

so lame

oh. oh. oh. che. bello.

Di nuovo, non sembrerà un grosso problema e, di nuovo, in generale non lo è; non è difficile individuare automaticamente certi valori all’interno di una serie di dati. In questo caso il problema è che non si conosce precisamente la forma del dato da trovare e sostituire: potrebbe essere un carattere, due, o cinque e io comunque devo essere in grado di eliminarlo senza perdere informazioni importanti. Una festa proprio.

Avevo solo mezze idee, tutte inconcludenti, e dopo una mezza giornata ho deciso che la sfida era troppo grande e che non sarei riuscito a tornare con l’antico vaso intatto. Tocca rimandare, tocca che…

Ci leggiamo la prossima puntata…


APPROFONDIMENTI

marco

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