Giorno #21

6 luglio – Giorno #21 – Il primo giorno… Della settimana!

Ben ritrovati compagni esploratori di nuvole! Come è andata questa settimana? Come dite?! Prima io? Ok… Mi sembra giusto, dopotutto siete pur sempre miei ospiti!

feel like a sir

Prego mettetevi comodi. Si parte!

Dovete sapere che questa settimana è iniziata alla grande e con una piccola soddisfazione. Di cosa sto parlando?! Beh, ovviamente del lavoretto di cui vi ho parlato la settimana scorsa e che era rimasto a metà: la costruzione di un cavetto SR 232! Lunedì mattina, di buon ora, mi sono messo a lavoro su questa cosa e, ripercorrendo gli stessi passaggi di cui già vi ho raccontato sono arrivato a questo risultato (perfettamente funzionante):

G21_cavofinito

 Che se uno come me, sempre alla ricerca di piccole soddisfazioni, inizia la settimana così… Proprio proprio…

feel like a hero

Il resto della settimana, doveva andare bene. Non c’erano scuse plausibili per una eventuale deriva. Perché queste frasi suonano sempre come le ultime parole famose?!

L’intermezzo. Dopo un inizio così mi sentivo abbastanza soddisfatto, talmente tanto da riuscire anche a dedicare tempo di qualità ad un progetto d’esame: completato e in attesa di verifica. Dopo questo breve intervallo di circa una giornata vengo catapultato direttamente verso nuove avventure e nuovi lavori…

L’atto principale. E’ arrivato il momento di calibrare alcuni dei sensori che andranno montati sul drone. “Cali…” che?! La “calibrazione” è il processo con cui si cerca di migliorare l’accuratezza delle misure[1] ed è anche la parte più specificatamente “fisica” della fase di sviluppo dell’apparecchiatura a cui sto lavorando. Nello specifico in questi giorni ho cercato di individuare le grandezze di riferimento (i cosiddetti “valori di zero”) rispetto cui verranno eseguite le misure della concentrazione del metano e dell’ammoniaca.

Il processo consiste nell’eseguire una serie di misure mettendo i sensori in una particolare “cella” in cui è possibile immettere aria ambiente o aria appositamente filtrata in modo da contenere una concentrazione minima di particelle. Quest’ultima è definita “aria di zero” e può essere usata per ricavare il valore di tensione minimo misurabile. Alla tensione corrisponde una resistenza interna il cui valore minimo è proprio quello che servirà da riferimento per le misure successive poiché le i valori di concentrazioni si ricavano usando la resistenza misurata e quella di riferimento.

Ma procediamo per gradi. Cominciamo dando uno sguardo a questa fantomatica cella…

G21_cella

Si tratta di un cilindro, con le estremità richiudibili, dotato di tre fori laterali: uno per l’immissione dell’aria di zero (quello che si vede in primo piano con le manopole rosse e un tubicino in entrata); uno “di scappamento” da cui defluisce l’aria quando la cella è in funzione ed infine c’è un terzo foro da cui si fanno passare i cavetti dell’elettronica e che va sigillato per evitare eccessive perdite d’aria.

Con la cella tutta per me potevo procedere… Muahahahah! Prima di usarla ne ho pulito l’interno con l’etanolo in modo da togliere il grosso della polvere che avrebbe potuto disturbare la misura

G21_puliziacella

Fatto questo, ho iniziato a preparare la strumentazione per la misura inserendo prima la scheda dei sensori

G21_internocella

poi, facendo attenzione che i cavetti uscissero dal foro senza sforzo, ho collegato i cavetti ad Ardy e ho chiuso la parte superiore della cella.

G21_cellatavolo

Una volta fatto questo, presa confidenza con il disordine che rimane sul tavolo…

G21_celladisordine

Si poteva sigillare il foro da cui escono i cavetti ed iniziare con le misure… Ovviamente, di tutte le foto fatte non ne ho una in cui si veda il foro dei cavetti sigillato.

jackie (2)

La preparazione è tutta qui, non ho dovuto fare molto altro, a parte attaccare le varie prese di corrente per alimentare Ardy e i sistemi di filtraggio dell’aria. Dopo la preparazione è arrivata la parte davvero divertente: le misure.

Come descrivere questi momenti? Beh… Pensate, che ne so, alla noia… Pensate di restare a guardare uno schermo in cui scorrono sequenze di dati per ore e ore senza che vi possiate allontanare. Pensate di dover stare continuamente attenti all’orologio perché ogni tot di minuti dovete intervenire sulla cella staccando/riattaccando il tubo che manda l’aria pulita per la calibrazione. Fatto?! Ci siete? Bene, ora aggiungete il ronzio dei motori delle pompe dell’aria nelle orecchie e reiterate, poi reiterate ancora e ancora.

Ah, immaginate anche di farlo completamente soli…

meme forever alone fisico tra le nuvole

Melodrammi a parte, non è stato nemmeno così male. Dopotutto è un assaggio concreto e disilluso della scienza sperimentale: processi ripetuti all’infinito nella speranza di ottenere risultati soddisfacenti. A proposito di risultati… Secondo voi come possono essere andati questi test? Ovviamente, se le cose non si incasinassero a sufficienza io non potrei essere soddisfatto e visto che la strumentazione mi conosce anche questa volta si è attrezzata.

Le conclusioni. Il primo giorno di test è andato piuttosto bene, anche se, tra il mio solito disordine e l’inesperienza le cose potevano essere fatte un pochino meglio e con più criterio. Visto che in fondo in fondo (molto in fondo) sono un perfezionista decido di ripetere i test anche il giorno successivo prestando maggiore attenzione alle indicazioni della mia guida sherpa e mettendo alla prova alcune idee che avevo avuto. Insomma…

G21_dati

Valanghe e valanghe di schermate così. Arrivato il momento di cambiare la modalità del test, faccio qualche grafico per vedere se andava tutto bene e…

G21_rumore

Vedete quelle simpatiche righe verticali? Beh, non dovrebbero esserci. In gergo tecnico l’insieme di queste righe è definito “rumore” e può essere dovuto praticamente a qualsiasi cosa: problemi ai collegamenti, ai sensori, ad Ardy… Pensatene una. Esatto, anche quella. Ma la cosa più frustrante è che i dati del giorno prima, presi con meno attenzione, sono puliti, mentre questi, su cui puntavo di più visto che avevo costruito test ad hoc, fanno pena. Ecco a voi il modo di rovinarsi una settimana di laboratorio iniziata alla grande…

deskflip

Eh, la vita in laboratorio è sempre uno spasso! Purtroppo con la fine di questi ultimi test ho finito anche il tempo a mia disposizione e non posso fare altro che aspettare la prossima settimana per cercare di risolvere il problema. Ci spero molto, soprattutto perché la calibrazione dovrebbe essere l’ultimo passo prima dei test sul campo (sempre che arrivino i pezzi mancanti della struttura). Ce la farò?! Boh, facciamo che per sicurezza…

Ci leggiamo la prossima puntata!


[1] – La calibrazione (Wikipedia)

marco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *