Giorno #12

27/28/29 aprile – Giorno #12 – mettiamoci anche il 30 va… così, giusto per fare conto pari

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Sì lo so! Non ha senso continuare a scrivere Giorno #qualchecosa se poi, tutte le volte, il racconto parla di mille mila giorni. Che volete farci… Ultimamente va così: un lavoro per la tesi se ne tira dietro un altro, poi un altro, un altro ancora e… Finisce la settimana.

Una vitaccia fare un lavoro che adori piuttosto che studiare!

Ma veniamo a noi… La settimana scorsa vi ho raccontato di un piccolo viaggio “lontano da me”, mentre gli ultimi lavori sulla tesi risalgono a quindici giorni fa... Questa settimana, per non farsi mancare niente, contiene un po’ dell’una e un po’ dell’altra.

Lunedì 27 è stato il primo giorno di una settimana intensa, uno di quelli che quando finisce ti lascia così:

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Mi spiego. Visto che ormai, come raccontavo nel giorno #11si è trovato il sistema migliore per la gestione del GPS era arrivato il momento di confermare “sul campo” che i dati (due parole in piùfossero salvati correttamente. Test time! Preparo la strumentazione e i programmi; vado fuori, aspetto che il gps si agganci al satellite. Controllo i dati, aspetto. Aspetto ancora. Puntualmente il collegamento tra Ardy e PC salta, rientro. Controllo i dati raccolti. Qualche cosa non va. Taglio, cambio, miglioro. Ripeto il procedimento un 6-7 volte…

La magia!

Tutto era esattamente come sarebbe dovuto essere: uno dei momenti più gratificanti dall’inizio del progetto.

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La giornata semplicemente la porto a casa così: soddisfatto perché le cose funzionavano come volevo e con la consapevolezza di essere a buon punto con la tesi.

Martedì 28: Roma. Droni per la scienza! Come potrei riassumere la giornata? Mmmm, vediamo… Ah sì!

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Ficosissimamente ficoso.

La conferenza si articolava in due momenti dedicati, rispettivamente, ad aziende e gruppi di ricerca. La mattina aziende e start up hanno presentato i loro prodotti e la propria idea di business nel mondo dei droni; nel pomeriggio invece si è parlato delle più disparate linee di ricerca sia per lo sviluppo dei droni che per il loro utilizzo come strumento per la scienza. Tante esperienze in gioco per un settore che, a giudicare dagli interventi, si direbbe proprio in ottima salute: tante idee e buona volontà. Se ci fossero anche i soldi saremmo inarrestabili! Spero mi perdonerete se non entro maggiormente nel dettaglio degli interventi, ma se siete curiosi e volete approfondire l’argomento vi consiglio l’eccellente articolo di Gravità zero.

Siccome sono un simpaticone, all’elenco dettagliato degli interventi, preferisco farne uno assolutamente casuale e sconclusionato:

1 – Il popolo li chiama droni, la comunità scientifica UAV (Unmanned Aerial Vehicle), in italiano potremmo tradurre il tutto con APR (Aeromobili a Pilotaggio Remoto) per cui, ovviamente, l’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) non poteva che aggiungere la “S” di “sistemi” (SAPR) giusto perché ci stava bene. Io non ho ancora ben chiaro come voglio chiamarli, ma parafrasando la mia nonnina credo sceglierò CCV (Cosi Che Volano).

2 – Conferenza più bella non potevo seguirla! Mi sentivo in un negozio di giocattoli e tutti erano lì per presentarmi un nuovo gioco. Non pago molto in termini di passione per i CCV in sé, ma mi intriga il processo di progettazione e costruzione che c’è dietro queste tecnologie. Sarò sempre e comunque il bambino che passava giornate a rovistare nello scatolone dei lego alla ricerca del pezzo mancante per la costruzione del castello o dell’astronave di turno. Per me il passaggio dall’idea alla sua realizzazione ha un fascino enorme e una sala piena di sviluppatori e ricercatori era decisamente il posto giusto per me!

3 – La pausa pranzo è stata molto “forever alone” con un paio di tristi panini e una sala praticamente deserta… Per la scienza questo e altro!

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4 – La scienza regna!

5 – Babadabubi… Che non guasta mai!

6 – Ero andato per vedere lo stato dei lavori sul mondo della ricerca, con e per i droni, e me ne sono tornato a casa con la certezza che il progetto di tesi che sto sviluppando non stonerebbe affatto vicino a quelli presentati.

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Vedremo…

Mercoledì 29. Mattinata passata raccontando come era andato il Roma drone agli abitanti del laboratorio. Pomeriggio non meglio identificabile: diciamo che mi sono lanciato nel tentativo di costruire un piccolo circuito di prova su cui testare i nuovi sensori del metano. Tra alti e bassi stava procedendo tutto bene… Anzi, l’attività pratica stava curando il mio mal di testa quindi ero particolarmente soddisfatto…

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…almeno finché non mi sono reso conto di aver progettato male il circuito e che il tutto stava diventando un pasticciato inferno di cavetti…

dolore e astio

Ma da grande rabbia a volte derivano anche grandi illuminazioni e, soprattutto, domande importanti che mettono fine alla giornata!

Perché ho sprecato tutto il pomeriggio cercando di costruire un circuito quando hanno inventato le tavolette sperimentali!?

Davvero non lo so…

Giovedì 30. Il giorno dopo. La rabbia ha portato consiglio e di buon ora vado in officina e recupero una tavoletta sperimentale. La semplicità! In meno di mezza giornata era tutto pronto:

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Va beh, in realtà sto un po’ barando; la cosa è stata leggermente più complicata di così. Inizialmente avevo costruito un circuito carino e ordinato come questo, con delle belle resistenze prese ad hoc dall’officina elettronica. Bellissimo circuito da vedere… Peccato che era tutto fumo e niente arrosto. Andando a verificare il funzionamento c’era qualche cosa di strano; al solito, io e la mia guida sherpa, con pazienza, ricontrolliamo tutto e sembrava non ci fossero errori.

Dopo varie ipotesi controlliamo l’unica cosa che doveva essere certificata al 100%: le resistenze.

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°

°

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Qualcuno mi spiega perché, invece che di resistenze da 5kΩ (valore indicato sul cassettino da cui le ho prese), il mio circuito era dotato di resistenze da 75kΩ?! Ma soprattutto, mi dite perché non le avevo controllate prima di inserirle?! Questa stupidaggine mi ha fatto perdere quasi un pomeriggio.

Alla fine, cercando nel nostro mucchio selvaggio di resistenze, ne trovo due che potevano fare al caso mio, le inserisco nel circuito che vedete sopra e tutto funziona perfettamente. Finalmente! Ora ho l’ultimo tassello che serve per concludere il lavoro preliminare sulla tesi: con questo semplice circuito posso preparare i sensori del metano per le misure sul campo, ma sarà lavoro della prossima settimana.

Per ora mi godo il pensiero di essere un passo più vicino alla realizzazione della strumentazione definitiva e alle misure sul campo. Dajeee! E’ stata una lunga settimana, ma se siamo arrivati fin qui magari…

Ci leggiamo la prossima puntata!

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